governo filippino: mantenere le promesse?

fonte: newsfilippine.altervista.org

IVA alleggerita e politiche di dazi doganali facilitati finora non applicati

Ora che il Presidente delle Filippine, Benigno Aquino III, ha votato pollice verso nei confronti delle proposte avanzate in materia di variazioni costituzionali in ambito di rendita economica derivante dalla tassazione, ora gli esponenti ufficiali e governativi dovrebbero verificare quali altri modi siano possibili per assicurare le nuove entrate economiche ma soprattutto per attrarre gli investimenti diretti stranieri  a lungo termine. Questi sono quel genere di investimenti che spronano la crescita inclusiva, alleviano la povertà e creano nuovi posti di lavoro. Sfortunatamente gli investimenti diretti stranieri nel recente passato sono giunti col contagocce mentre venivano copiosamente versati su alcune Nazioni vicine come Malaysia, Thailandia, Singapore e Indonesia.

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Alcuni osservatori di cose locali, sottolineano quanto sia importante il tema della credibilità e dell’affidabilità, perché è proprio su questo fronte che il Governo filippino ha agito con una certa trascuratezza. I regimi passati non hanno certo brillato in quanto ad onorare la loro parola. Ecco perché ci si chiede al giorno d’oggi se mai l’attuale assetto governativo possa mai essere differente da quelli che lo hanno preceduto. E se sia diversamente sensibile alle domande che giungono all’estero di chiarezza, onestà e trasparenza.

Come test dell’affidabilità del Governo filippino, vi è una recente lettera della Camera di Commercio Straniera che lamenta il fallimento del Governo nell’adempiere ai suoi impegni. E si tratta di una lamentela che non si può far finta di non ascoltare, perché questa rappresenta il più grande introito derivante dagli investimenti diretti stranieri che ancor oggi siano riscontrabili nelle Filippine. Per i non addetti ai lavori, si deve dire che i grandi investitori stranieri solitamente compiono vaste e variegate scelte su dove “lasciare” i propri miliardi. Le loro scelte, naturalmente, si basano sui criteri di maggiore sicurezza riscontrabile per i propri capitali investiti, su come sia facile o difficile fare affari in una certa Nazione piuttosto che in un’altra e sui profitti che potrebbero trarre a fronte dei rischi che corrono. Per attrarre vasti investimenti diretti stranieri, le Nazioni competono nel mostrare i propri vantaggi per gli investitori stessi, dipingendosi come sedi di affari desiderabili, con ragionevoli percentuali di ritorno. Offrono vari incentivi, che solitamente includono infrastrutture economico-finanziarie favorevoli, con relativi abbattimenti dei dazi doganali, implementando i regimi duty free, in particolar modo nel settore dell’importazione di capitali dei quali gli investitori hanno bisogno per decidere di portare i propri capitali in una certa Nazione piuttosto che in un’altra.

Per comprendere appieno questo tipo di competizione, si potrebbe fare un esempio, ovverosia guardare quello che solitamente fa il consumatore nel proprio ruolo e mestiere. In generale, le persone scelgono e comprano macchine di una specifica marca perché loro hanno fiducia nella sua ingegneria, nella sua bellezza esteticamente intesa, nel servizio di post-vendita e guardano l’andamento dei prezzi delle automobili di quel tale marchio prescelto nell’ambito del mercato delle auto usate. Nella stessa maniera, gli investitori scelgono Paesi che offrono un realistico e credibile valore per i propri soldi.

Il Governo filippino aveva fatto pubbliche promesse per attrarre investimenti diretti stranieri per risolvere questioni connesse con le interruzioni delle forniture di energia negli Anni ’90. Aveva promesso anche molti incentivi fiscali e benefici sotto forma di sgravi, inclusa l’imposta sul valore aggiunto e varie forme di liberalizzazione favorevoli alla circolazione dei capitali. Ovviamente, nello stilare i loro piani di investimento e nel progettare i propri affari, gli investitori avevano considerato quest’insieme di misure che erano state promesse, in modo particolare gli incentivi fiscali, valutando il rapporto costo/benefici e gli introiti che potessero derivarne, e alla fine ovviamente compararono tutto questo novero di variabili con quelle che caratterizzavano l’offerta delle altre Nazioni nell’area.

Nella propria comunicazione addolorata, indirizzata al Segretario alle Finanze Cesar Purisima, la Camera Congiunta del Commercio JFC scrisse che – dopo che i suoi membri erano stati letteralmente sommersi da centinaia di milioni di Dollari USA per costruire centrali di energia di vastissima portata – il Governo aveva rifiutato di attuare la propria promessa di esentare gli investitori stranieri dall’imposta sul valore aggiunto. Gli investitori furono costretti – con una procedura astrusa – a pagare subito e solo successivamente avrebbero potuto presentare ricorso per chiedere il rimborso presso l’Ufficio Interno del Fisco. Secondo le Camere Congiunte Straniere del Commercio «ecco dove il sistema va a vuoto: rimborsare l’imposta sul valore aggiunto è complicato, eccessivamente burocratizzato, costringe i singoli investitori ad andare ad adulare i funzionari fiscali governativi, per poi ottenere alla fine delle sole dilazioni nell’applicazione delle procedure della Corte d’Appello dei Tributi su su fino alla Corte Suprema. Come possono gli investitori sentirsi incoraggiati nel rischiare i propri capitali se poi non possono più contare sulla solenne parola del Governo?».

Per fare un esempio su come pensa e lavora il Governo filippino e su come abbia operato negli ultimi anni rinnegando le proprie promesse e sugli impegni sottoscritti in precedenza, le Camere di Commercio Congiunte Straniere hanno citato il caso della San Roque Power Corp., una società per azioni che, dopo una decina d’anni di contenzioso tributario, si è visto negato il diritto al rimborso dell’imposta che invece le era stato promesso in un controvalore di 500 milioni di Pesos filippini (circa 12 milioni di Dollari USA) a causa di regolamenti e leggi che furono applicate retroattivamente.

Ora il punto è questo: il Governo deve onorare al più presto i propri impegni. Per troppo tempo, i passati regimi hanno fatto ricorso a vere e proprie contorsioni giuridiche e legali per evitare di onorarli. Ed ora è il tempo di raddrizzare queste distorsioni e di eliminare questi errori. Bisogna attrarre investimenti stranieri a lungo termine per spronare la crescita inclusiva filippina, per alleviare la povertà, per creare lavoro. L’attuale amministrazione deve mostrare chiaramente agli investitori che da ora in poi rispetterà gli impegni assunti dalle Filippine e che eviterà di usare tatticismi e cavilli per continuare ad evitare questa via di comportamento unica eticamente accettabile.

Francesco Tortora

 

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