i bond filippini fra i più redditizi al mondo

da: milanofinanza.it

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Sono le obbligazioni filippine le regine del panorama internazionale dei bond governativi. Negli ultimi tre anni, i titoli emessi dal Paese asiatico hanno garantito un ritorno sull’investimento del 64% ai suoi detentori. «Questo mercato è stato sostenuto dagli investitori esteri, attirati sostanzialmente dalla solidità dei fondamentali: un mix di rendimenti relativamente elevati, crescita robusta e inflazione modesta», ha spiegato Anthony Doyle, analista del team fixed income di M&G secondo cui tuttavia, le obbligazioni governative, da sempre ritenute un’asset class sicura e poco volatile, richiedono oggi un’attenta analisi dei rischi di credito e di duration. «Con il calo dei rendimenti obbligazionari nelle aree avanzate, gli asset con duration lunga come i titoli di Stato e i Gilt britannici indicizzati all’inflazione hanno naturalmente messo a segno ottime performance», ha continuato Doyle. Da fine marzo 2010 il mercato inglese dei bond indicizzati è cresciuto del 40%, nonostante il Regno Unito sia stato privato del prestigioso rating AAA. Sorprende però che il grande acquirente di Gilt, ovvero la Banca di Inghilterra, non abbia investito un solo penny in questi titoli. A tutt’oggi, gli acquisti di bond governativi da parte della BoE (332 miliardi di sterline) hanno riguardato solo i Gilt. Ha invece comprato bond indicizzati il fondo pensione da 3 miliardi di sterline della banca centrale, che a febbraio 2012 era composto per il 95% da Gilt indicizzati e titoli corporate. E cosa dire, invece dei titoli emessi dai Paesi della zona euro? «Chi ha rischiato investendo nei titoli di Stato europei è stato abbondantemente ricompensato», ha spiegato l’analista di M&G. «Negli ultimi 3 anni, per esempio, il debito irlandese ha reso il 25%, battendo gli asset ritenuti più sicuri (i Bund tedeschi), i quali hanno generato una performance complessiva del 19%». Sui mercati periferici non è sempre stato però sempre tutto rose e fiori. Ne sanno qualcosa i creditori della Grecia, che hanno subito perdite del 40%. A chi ha investito nei titoli di Stato ciprioti è andata un po’ meglio: -6% in tre anni. Mentre chi cercava di proteggersi dall’inflazione italiana con i bond indicizzati della Penisola ha guadagnato un mero 6% a fronte di un’accelerazione dei prezzi del 9% nei tre anni considerati; questo a causa del maggior pessimismo circa le previsioni di crescita dell’economia locale. «Questa analisi non serve molot per orientarsi sul mercato obbligazionario nei prossimi tre anni», ha ammesso Doyle. «A memoria, quasi nessuno, a marzo 2010, aveva pronosticato la sottoperformance dei titoli di Stato tedeschi su quelli irlandesi o una sovraperformance di oltre il 30% dei titoli indicizzati britannici sugli equivalenti italiani. Perché quindi prestare attenzione alle previsioni di consensus? Dopo tutto col senno di poi non si sbaglia mai».

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