Manila cresce più di Pechino

Un volume di affari da 250 miliardi di dollari, con un aumento del 7,8% nel primo trimestre 2013. Un dato migliore di quello cinese. Continuano gli investimenti di aziende straniere e multinazionali. P. Giulio Mariani: “Aquino ha raccolto la fiducia all’estero, grazie anche alla lotta alla corruzione. Ma servono più infrastrutture e lotta alla disoccupazione”.

Manila (AsiaNews) – Un’economia da 250 miliardi di dollari, che ha registrato una crescita del 7,8% nel primo trimestre del 2013, superando la Cina e gli altri Paesi emergenti del continente asiatico. Agli indici economici si unisce il sempre più diffuso benessere che oggi, a differenza del passato, non è più nelle mani di una cerchia ristretta di famiglie ed élite finanziarie corrotte, ma si estende anche a una sempre più visibile classe media. Le Filippine confermano il trend positivo e si presentano sempre più come una realtà emergente in Asia e nel mondo, grazie anche alle politiche promosse dal presidente Benigno Aquino III, capace di mettere alle spalle incompetenze e ruberie di una vecchia generazione di leader.

A confermare lo sviluppo sempre crescente – soprattutto nei grandi centri fra cui Manila – l’ingresso di grandi catene commerciali internazionali fra cui la spagnola Zara, Gap, Forever 21, Starbucks e persino il gigante dell’automobile Rolls Royce. Grandi e prestigiosi appartamenti spuntano in ogni angolo della capitale, circondati da negozi e centri commerciali, sedi di finanziarie e call center che dovrebbero garantire guadagni per 25 miliardi entro il 2016.

Alla base della crescita economica degli ultimi anni le politiche promosse dal presidente Aquino, eletto nel 2010 con una campagna elettorale votata alla lotta alla corruzione e alla povertà diffusa. Essa ha fatto presa in un contesto di per sé carico di potenzialità rispetto ad altre nazioni del Sud-est asiatico, per l’uso comune della lingua inglese, la relativa libertà di stampa e una tradizione democratica consolidata pur con sacche di violenza e resistenze interne.

P. Giulio Mariani, sacerdote del Pontificio istituto missioni estere (Pime) nelle Filippine e profondo conoscitore del Paese, conferma il boom economico degli ultimi anni di cui “si vedono i risultati, grazie anche alla linea forte impressa dal presidente”. Egli ha compiuto “molti viaggi all’estero”, aggiunge il sacerdote, e ha saputo conquistare la “fiducia di altre nazioni, perché non v’è più quella corruzione endemica e gli investimenti crescono”.

Interpellato da AsiaNews, il missionario aggiunge che “secondo alcuni la crescita è fittizia” ma sono giudizi dettati “dall’invidia”. “Il processo di internalizzazione è evidente – continua p. Mariani – e la lingua inglese è fondamentale per lo sviluppo. Non si può dire che sia di beneficio per tutti, ma il programma del governo cerca di correre in sostegno anche delle fasce più povere della popolazione. È ancora presto per esserne certi, ma si sta andando in quella direzione e si percepisce una fiducia diffusa per il futuro”. Per questo, conclude, sarà necessario “potenziare le infrastrutture” perché sempre più persone siano incentivate a “visitare le Filippine e ammirarne le bellezze naturali”.

Restano tuttavia alcuni punti irrisolti, che possono favorire ancor più lo sviluppo se si pensa che l’Indonesia attira investimenti esteri per 20 miliardi, a fronte di un misero 2,8 di Manila, di poco superiore ai 2,2 del Myanmar, finora pressoché isolato al mondo esterno. E anche in tema di turismo vi sono margini forti di crescita visto che la Thailandia nel 2012 ha attirato 22 milioni di persone, a fronte dei 4,3 nelle Filippine che pure può vantare meraviglie non comuni a livello paesaggistico. Infine, resta da sciogliere il nodo della povertà – il 28% vive al di sotto della soglia minima di sopravvivenza – rafforzare le infrastrutture (aeroporti, strade, hotel) e combattere la disoccupazione, che registra un aumento nel mese di aprile rispetto allo stesso periodo (da 6,9% a 7,5%) nello scorso anno. (DS)

Fonte: http://www.asianews.it/

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