Vanity Fair alla scoperta delle Filippine

Un Paese che resta segreto, un paradiso che si apre all’improvviso: ecco le isole felici degli alberi in cielo, dei sentieri di corallo e degli incontri inaspettati. Tra i teschi piumati del popolo Ifugao, uno sciamano ci ha raccontato perché Marlon Brando li volle tutti in quel film…

La Small Lagoon di El Nido (Palawan). Tra i più singolari ecosistemi esistenti, il paradiso marino meno fotografato del mondo secondo Lonely Planet è tra i 10 «Best Place» da vedere nel 2013.  (@ Sergio Ramazzotti)

Oggi niente voodoo, lo sciamano è categorico.
«Non posso fare il rito con lei».
«Perché?».
«Perché lei non ci crede».
«Sì che ci credo. Che cosa devo portare?».
«Oltre al maiale e al gallo serve un bufalo d’acqua, giovane. Per il sacrificio. Maiale e gallo che siano belli eh, non andiamo a risparmiare. Li sgozziamo e studiamo la bile. Ma l’ho detto, non lo posso fare, saremmo maledetti tutti e due, io e lei. Se vuole un rituale d’amore, per quello basta un cuore di lucertola».
«E se non ci credo?».
«Ogni donna ci crede».

Marcos è seduto davanti a una casa diversa da tutte le altre del villaggio: l’ingresso è decorato da decine di teschi e corna di animali. Questo significa che lui qui è lo sciamano. La sua casa è costruita in bilico, in posizione vertiginosa su una risaia scoscesa, e per parlare con lui ci sediamo su una panca che poggia sul vuoto, come in seggiovia. Non sa dire quanti anni ha. «Mai saputo, ma so che faccio lo sciamano da oltre 40 anni, e sono un po’ stanco. Voodoo, contro-voodoo di risposta, riti di fidanzamento, benedizione della risaia per il raccolto. L’ho detto al frate cattolico, giù alla missione: siamo colleghi, lui mi rispetta, e io rispetto lui, solo non gli piace che faccio la magia nera. La sua è una vita di tutto riposo, senza animali uccisi, senza gente che ti suona a tutte le ore. A volte lo invidio».

Siamo nelle Filippine, il Paese più cattolico del mondo, l’unico dove il divorzio è illegale oltre alla Città del Vaticano. Non tutti si sono ancora ripresi dalla delusione del Papa mancato filippino, il cardinal Luis Antonio Tagle, ma si adattano a Bergoglio con entusiasmo e chiese sempre gremite: «Speriamo che venga presto. Quando arrivò Giovanni Paolo II rimproverò Imelda Marcos di spendere troppo in shopping: nessuno poteva osare tanto, fu un grande momento per noi», ci dirà una ragazza alla Messa karaoke in un mall futuristico di Manila.

Ma qui a Banaue, nel centro esatto dell’isola, dieci ore di auto dalla capitale, il tempo sembra fermo all’epoca dei missionari, dei guaritori e della Conquista. Il cuore dell’isola di Luzon, la stessa dell’immensa e moderna Manila, è verdissimo, sospeso, incantato. Nella grande conca antica dove circolano solo pittoreschi bus cromati chiamati jeepney, motorette variopinte e animali in libertà, tutto è incerto tra il medioevo tribale della popolazione Ifugao che sfoggia orgogliosa il copricapo piumato e l’avvento timido di un turismo ancora naïf (la foto a un «guerriero» comincia a costare 10 pesos), attirato dai trekking nelle risaie a terrazza. E che risaie. Quello che si apre davanti come un ventaglio perfetto è uno dei più antichi paesaggi creati dall’uomo in Asia: 20 secoli fa questi campi erano già coltivati così, come li vediamo, da gente che vestiva più o meno alla stessa maniera e, allora come oggi, per uscire con una ragazza si deve portare alla sua famiglia un maiale. Due maiali: proposta di matrimonio.

«MI SALUTI COPPOLA»
Che la gente di Banaue sia da sempre molto speciale, se ne accorse anche Francis Ford Coppola, nel 1978. Cercava una popolazione indigena degna del colonnello Kurtz. Bambini, donne, e uno sciamano credibile. Ecco che Marcos torna utile: «Sì, venne qui con quel soldato, Martin Sheen. Dissero che volevano girare un film, giù sulla costa, misero un tavolino di legno in piazza e si misero a scegliere gente. io fui preso come sciamano, che altro?», dice Marcos. Lui, scopriamo, nel finale epico di Apocalypse Now ammazzava tre bufali d’acqua, e, dice, si è divertito. «Certo, il rito era vero, con un sacco di sangue. Mi hanno fatto rifare la scena tre volte».

«Era la prima volta che lasciavamo questa valle, e fu anche l’unica. Una manna: niente lavoro nei campi, cibo pagato per tre mesi, dovevamo solo stare sul fiume truccati e vestiti come al solito, a fare noi stessi. Con il compenso comprammo 50 chili di riso per tutto il villaggio». Inutile dire a Marcos che Martin Sheen non era un soldato vero ma un attore. Mi risponde che no, era proprio un soldato, armato e tutto. E inutile dirgli che Marlon Brando è morto. Mi pento immediatamente: «Che peccato, non era mica così vecchio, era gentile, voleva sapere del voodoo. Abbiamo fatto delle foto insieme, ma non me le ha mandate, accidenti». I ricordi di Marcos, e la nostra visita alla cordillera sciamanica, si concludono in modo degno: «Senta, voglio chiedervi una cosa: ma quel film, poi, è uscito? Non so se l’hanno finito: erano tutti completamente pazzi».

IL NIDO SEGRETO
Da sempre convinti che le classifiche del più bel mare del mondo vadano prese «con le chele», lasciata Luzon arriviamo a El Nido, eletta meta dell’anno da Lonely Planet, un po’ diffidenti. «Io vivo alle Maldive: al confronto delle Filippine sono una palude», mi ha detto però un addetto ai lavori. Accidenti, che cosa ci sarà mai in queste 45 isolette a meno di un’ora di volo da Manila, che solo una manciata di viaggiatori originali sa localizzare? Poi ho capito. A El Nido si atterra in mezzo alle rocce aguzze di faraglioni sparsi in un mare sur­reale, accolti da un’orchestrina che suona in un carro trainato da buoi. I buoi stessi muovono la testa a ritmo: sono palesemente rubati a Walt Disney. Sulla pista sei già innamorato. Poi ti tuffi, davanti a pochi cinesi in ferie dorate che affrontano terrorizzati mezzo metro di acqua: non sanno nuotare e guardano chiunque si bagni come Jacques Cousteau. Per noi un vantaggio, le lagune sono sempre deserte. Sotto, corallo millenario da Pleistocene a vista, con gigantesche formazioni (avvistato un brain coral grande come una quercia, giuro). La maschera, buttarla pure ai pesci che si aggirano in branchi numerosi anche a riva, perché l’abisso è di una trasparenza ferma, cristallina, mai vista altrove, dove confondere il cielo e il mare è un rischio continuo. Tre resort semplici e accoglienti, non freschi di rinnovo e uno più smagliante di recente apertura (Pangulasian), sono solo la base per partire alla scoperta: la meraviglia è in acqua, o in alto, in una natura che non somiglia a nessuna, dove è guerra aperta tra le rondini che fanno i nidi sempre più in cima, per sfuggire a cacciatori spericolati come alpinisti. I cinesi vogliono i nidi, per la zuppa pregiata di pagliuzze e saliva rondinesca pagano bene. I cacciatori osano, le rondini resistono. Una ha risolto: sta facendo il nido in camera mia. Quasi quasi me la porto via.

DOVE E QUANTO

IL VOLO Il modo più comodo per raggiungere Manila è con Cathay Pacific, che vola tutti i giorni da Milano e Roma via Hong Kong. Quanto costa: da 963 € a/r in Economy e 1.549 € in Premium Economy. Offerta interessante: dal 3/1 al 28/2: 775 €
A MANILA Un hotel per non sbagliare: Fairmont Makati (www.fairmont.com), il genere di accoglienza asiatica dove a colazione trovi anche le api (in una teca, tranquilli)
che ti fanno il miele in diretta.
QUANDO Evitate da metà maggio a novembre, monsone tostissimo.
NON PERDETE EL NIDO Noto agli intenditori per i fondali incredibili, l’arcipelago di El Nido, a Palawan, ha 4 resort di diverso livello, ma tutti in posizione mozzafiato: noi abbiamo dormito al semplice Lagen Island, su palafitte, e ci siamo trovati molto bene

Fonte: vanityfair.it

Informazioni su max moniaci

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