il mio articolo su “Oggi” sulla situazione dopo il tifone

 

La situazione nelle Filippine dopo l’uragano: la testimonianza di un italiano

 

“Ormoc non c’è più” questo il commento, divenuto qui tristemente famoso, di un politico locale nel sorvolare quella che solo due giorni prima era una fiorente cittadina di circa 200.000 abitanti. Ora non c’è più niente.

 

La situazione nelle Filippine dopo l’uragano: la testimonianza di un italiano

Ormoc, Leyte, Malapasqua, isole e regioni spazzate via dalla furia dell’uragano, impressionante non solo per la forza, categoria 5, la massima possibile, ma per la durata, 48 ore ininterrotte di una violenza inimmaginabile, venti a 315km orari, che hanno raso al suolo intere città, dove il 95% delle costruzioni è andato distrutto o dove, come a Malapasqua (isola vicino a Cebu, dove fra l’altro c’erano resort di italiani), testimonianza di un amico, “non è rimasto su neanche un palo”.

Delle Western Visayas, la macro regione più colpita da Hayhan o yolanda come lo chiamano qui, non è rimasto in piedi nulla…case, ospedali, centri commerciali, niente, la gente si aggira come fantasmi senza un posto dove andare, senza un tetto, manca tutto, acqua, cibo, corrente elettrica, medicine, non c’è un posto, una struttura, dove trovare rifugio o semplicemente un minimo di ristoro, persino una prigione è crollata, come nei peggiori b-movie americani, ridando la libertà a 600 detenuti, pare anche pericolosi, aggiungendo thrilling al dramma, ove mai ve ne fosse bisogno..

Poi ci sono le storie, belle, commoventi, assurde, come quella del diver olandese morto per non aver voluto abbandonare la barca, neanche sua ma a noleggio, perché “si sentiva più sicuro in barca che sulla terraferma”, la ragazzina, surfista, che si è salvata dall’annegamento aggrappandosi al suo surf nella sua casa allagata, e riuscendo ad uscire da una finestra sul tetto, mentre purtroppo tutti gli altri componenti della sua famiglia annegavano, la storia di Bea Joy, the miracle baby, nata in un aeroporto devastato, in mezzo a detriti e spazzatura.

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Ma la situazione, a parte le belle storie, ora è assolutamente drammatica: quasi tutte le strade per raggiungere le zone colpite sono distrutte, gli aiuti che tutto il mondo sta inviando sul posto non arrivano o arrivano col contagocce dove sarebbero necessari, il caos e la disorganizzazione regnano ovunque, vuoi perché il popolo filippino è di per sé refrattario ad ogni forma di disciplina, vuoi per la mancanza di coordinamento da parte del governo locale, ad oggi il grande assente dalla scena del disastro.

La gente si da al saccheggio di quello che può essere saccheggiato, dai centri commerciali ai convogli di aiuti umanitari, anche prima che questi raggiungano le zone disastrate, tutto è demandato alle associazioni di volontariato, come la Croce Rossa o Medici senza Frontiere, elicotteri carichi di aiuti non hanno ordine di decollare (è di ieri la notizia di un militare elicotterista che, dopo 3 giorni di attesa con l’elicottero carico di viveri e soccorsi, ha preso l’iniziativa ed è decollato senza l’ordine di farlo, portando gli aiuti a destinazione), la polizia non interviene a protezione dei convogli, e purtroppo ci sono notizie delle prime sparatorie (non dimentichiamoci che qui le armi da fuoco sono pressoché libere e diffusissime, praticamente ogni famiglia ne ha una o più, e gli store dove vendono anche armi d’assalto si trovano ovunque, anche a volte nei supermercati!).

Bande di criminali ma anche semplici filippini disperati imperversano nelle zone distrutte ma anche al di fuori, l’altroieri è stato attaccato e saccheggiato un convoglio della CR che stava tentando di raggiungere Leyte, con cibo ed acqua per 25.000 famiglie, ben prima che arrivasse a destinazione, al di fuori, cioè, delle zone devastate; finalmente pare che il governo filippino si sia deciso a mandare l’esercito a protezione dei convogli e delle organizzazioni umanitarie.

Medici già sul luogo, qualche avamposto di Medici senza Frontiere, riportano che, a parte i morti (ad oggi la conta ufficiale è di circa 3700 deceduti) ci sono tantissimi feriti, anche gravi, che si stanno infettando, visto che non è possibile curarli, e vengono riportati anche i primi casi di epidemie, la situazione sanitaria è critica, uno dei problemi è la difficoltà, anche per i medici, di raggiungere i luoghi dove sarebbero necessari, ad esempio ci sono 15 medici di MSF bloccati a Cebu da 5 giorni, perchè l’aeroporto di Tacloban è stato riservato all’uso esclusivo militare filippino e percorrere i 500 km che separano Cebu da Tacloban in barca e camion non è al momento praticabile.

 

Cosa si può fare per aiutare questo popolo, già duramente colpito da un forte terremoto 20 giorni fa? Per chi volesse donare soldi, viveri, generi di prima necessità, il mio consiglio è di evitare i canali tradizionali e/o governativi, davvero poco utili al momento, probabilmente la scelta di aiutare Medici senza Frontiere è attualmente la migliore perché i nostri aiuti non vadano sprecati.

Con il mio gruppo di italiani nelle filippine abbiamo avviato una raccolta fondi, i dettagli li potete trovare qui:https://www.facebook.com/groups/italianinellefilippine/ , stiamo collaborando anche con ANFE Filippinehttps://www.facebook.com/profile.php?id=100007015268060,  associazione nazionale famiglie emigrati nelle Filippine, anch’essi molto attivi nel cercare di portare aiuto a queste disastrate terre, e l’ambasciata filippina a Romahttps://www.facebook.com/philippineembassy.rome sta raccogliendo anch’essa aiuti (viveri, vestiario) da mandare nel paese.

Max Moniaci

Fonte: settimanale Oggi

 

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