Il post-Yolanda una nuova sfida per l’economia delle Filippine

Alcuni investitori globali hanno reagito vendendo le azioni di società filippine, facendo scendere pesantemente il mercato sulla scia della tempesta. L’analisi di Mark Mobius, Franklin Templeton
Continuiamo a credere nel grande potenziale di questo paese e riteniamo che abbia le capacità necessarie per riprendersi e che riuscirà a farlo, anche se non sarà facile. Al momento è difficile calcolare l’impatto del tifone Haiyan sull’economia delle Filippine, per la quale quest’anno era stata prevista una crescita del PIL del 6,8%, più elevata rispetto ad Indonesia, Vietnam, Tailandia o Malesia. Presumibilmente le perdite dell’economia legate alla tempesta saranno nell’ordine di decine di miliardi di dollari. Nella regione nordorientale degli Stati Uniti, la grande tempesta Sandy del 2012 provocò un calo solo dell’1 per cento del PIL; date le dimensioni molto più ridotte dell’economia filippina, l’impatto sul paese è destinato ad essere decisamente più grave di quello provocato da Sandy negli USA.

Penso tuttavia che dovrebbe essere di durata relativamente breve. Ne abbiamo visto esempi in altri paesi; per esempio, la Tailandia è riuscita a reagire dopo il devastante tsunami del 2004 e le inondazioni del 2011. Le Filippine dovrebbero essere in grado di procedere alla ricostruzione e riteniamo che la crescita potrebbe in tal modo recuperare le perdite subite. Le rimesse di denaro da parte dei filippini che lavorano all’estero, in particolare negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Europa, sono importantissime per l’economia del paese e dovrebbero contribuire alla sua ripresa. Nei primi otto mesi del 2013, i lavoratori all’estero hanno inviato in patria oltre 14 miliardi di dollari statunitensi.

Dal punto di vista della politica monetaria e fiscale, penso che le Filippine dovrebbero avere una flessibilità sufficiente per reagire alle conseguenze del tifone. Ad ottobre, la banca centrale del paese ha mantenuto il proprio tasso di interesse di riferimento al minimo storico del 3,5%, ma potrebbe esservi spazio per ribassi, qualora le autorità responsabili lo ritenessero appropriato.

Le Filippine sono un paese leader nella regione e uno dei membri fondatori dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), costituita per favorire la crescita economica, il progresso sociale e lo sviluppo culturale nella regione mediante sforzi comuni nonché per promuovere la pace e la stabilità. Da parecchio tempo, nutriamo grande fiducia nelle prospettive delle Filippine, che a nostro giudizio hanno ancora un notevole potenziale. Grazie a una forza lavoro che parla inglese e ha stretti legami con gli Stati Uniti, il paese ha acquisito un margine competitivo in termini di outsourcing delle attività e di fattori analoghi.

Negli ultimi anni, l’amministrazione del Presidente Benigno Aquino ha avviato un programma di riforme mirato a rendere il paese più interessante per gli investitori esteri, e il rating creditizio globale del paese è stato promosso al rango di investment grade. Questa recente calamità e la capacità di riportare le Filippine tra i protagonisti dell’economia saranno un vero banco di prova per Aquino e potrebbero portare a riforme e progressi su scala ancora più ampia, destinati in ultima analisi a dimostrarsi proficui per l’economia. Penso che il Presidente e il suo popolo saranno all’altezza della sfida.

Fonte: fondionline.it

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connecting italy and philippines
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2 risposte a Il post-Yolanda una nuova sfida per l’economia delle Filippine

  1. andrea ha detto:

    io sono un italiano sposato in filippine amo tanto le filippine spero che si rialzi al più presto dopo il terribile uragano,l’economia filppine e in forte crescita e non sararanno gli uragani a fermare la crescita di questo paese meraviglioso

  2. tom ha detto:

    Concordo, vivo saltuariamente a manila già da tempo e nonostante il devastante tifone che peraltro non è passato per Manila ma sicuramente come detto nell’articolo ha profondamente colpito le persone e scalfito la crescita economica annuale non ha minimamente disilluso gli investitori che continuano ad investire pesantemente nell’economia nazionale Cinesi in primis Americani ma anche coreani e giapponesi tedeschi inglesi olandesi ormai la fanno da padrone in tutti i settori anche quelli immobiliari.tutto questo accompagnato a un elevata specializzazione scolastica e a rinomate università(ricordo che i coreani preferiscono le Filippine per studiare inglese piuttosto che gli Stati Uniti anche per una questione di budget ma evidentemente anche perché si fidano della qualità scolastica)nonché alle notevoli remittance provenienti dall’estero come detto nell’articolo tutto questo sommato non può produrre che un’inevitabile crescita futura. Gli eventi naturali certo hanno un mpatto di breve durata che non può perdurare nel lungo periodo e che per ora ha causato una svalutazione del peso di circa del 10 per cento. insomma forse non sarà 6.8 la crescita quest’anno ma se sarà meno quest’anno l’anno prossimo sarà 10 e la media resterà sempre quella. Mabuhay Philippines

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